Francesca Della Toffola

Scritto da Occhio dell'Arte il 01 Maggio 2014 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Francesca Della Toffola nasce nel 1973 a Montebelluna (TV). Si laurea in lettere, a Venezia, con la tesi “Sulla soglia dell’immagine: Wim Wenders fotografo”.  Dopo un iniziale interesse verso la macrofotografia e i particolari, inizia a esplorare il linguaggio fotografico: la ricerca sui materiali, la scoperta della linea nera (black line) e la riflessione sull’autoritratto. Ha esposto in diverse manifestazioni fotografiche e gallerie in Italia e all’estero. Nel 2005 viene selezionata per l’evento “Bordeline”, progetto collaterale alla Biennale di Arti Visive di Venezia, con la serie “S/Legami”. Nel 2006 realizza uno dei suoi lavori più emblematici per spettro linguistico di significanti e significati: “Pelle a pelle-seguendo le tracce del tempo”, mostra esposta anche alla Biennale di Fotografia Contemporanea Internazionale della città di Jinan (Cina). Il 2009 è l’anno della pubblicazione del libro “The black Line series” edito da Punto Marte. Nel 2011 è presente con la personale “Incursioni, il ritmo del pensiero” a cura di Roberto Mutti, nella Sala Espositiva “Virgiglio Carbonari” a Seriate (BG). Il 2012 si apre con la selezione da parte di Confini10 del lavoro “Accerchiati Incanti”. Alcune sue immagini compaiono nel volume “Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea” a cura di Giorgio Bonomi. Dal 2003 le sue opere vengono esposte nelle collettive “Quelli di Franco Fontana”. 

www.francescadellatoffola.it


ACCERCHIATI INCANTI

di Francesca Della Toffola

Gli accerchiati incanti sono per il poeta Andrea Zanzotto quelle pozze d’acqua che si incontrano passeggiando nei palù ma anche quei cerchi che si formano nell’acqua quando cade una foglia o un’infiorescenza o simili. Nel mio progetto quei momenti d’incanto diventano il tentativo di fusione con la natura. La stessa natura dalla quale il poeta si sentiva abbracciato, confortato, avvolto. 

Oltre l’orizzonte, oltre il limite, oltre il terreno….penetrare la superficie di materia, luce, fotografia…trasparire. Diventare parte di un tutto infinito che si completa nella figura del cerchio come simbolo di vita, di eterno ritorno.  

Non ci sono limiti, spigoli, orizzonti che dilatano, ma un cerchio che gira su se stesso che impone una visione penetrante che vuole oltrepassare la superficie. Dice Italo Calvino: “Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile”. Francesca Della Toffola

 

Francesca Della Toffola ama il vuoto e lo stare sola: queste sono condizioni dello Spirito, prima di essere situazioni fisiche. Il vuoto è quello delle piscine senza acqua, delle dimore abbandonate, dei prati e degli specchi d’acqua silenziosi. Non è un vuoto che indica assenza: al contrario è l’unico spazio ove l’artista colloca, e ritrova, il proprio sé. Allo stesso modo lo “stare sola” – che è assai diverso dalla “solitudine” – è una pratica voluta e ricercata, senza alcuna pulsione autodistruttiva come capitò alla Woodman. Della Toffola così, soprattutto in questi lavori più recenti, pone il suo corpo, tutto o in parte, sempre con grande riservatezza e pudore, in fusione con la natura, quasi a (ri)scoprire l’elemento naturale che è nell’uomo e la condizione umana che la stessa natura, nella sua lunga storia, ha acquistato. Appaiono in tal modo i suoi lavori – non  a caso “tondi”, ove è risaputo essere il cerchio simbolo della perfezione (se non raggiunta almeno agognata) – come quadri, come “pitture” cariche di lirismo e finanche romanticismo, pur se completamente dentro alla contemporaneità che, a sua volta, non può essere dimentica della sua storia, pena la perdita dell’umanità stessa.

(Giorgio Bonomi)

http://www.aamterranuova.it/Terra-Nuova-dei-lettori/Sono-una-cosa-della-terra