Andrea Razzoli

Scritto da Occhio dell'Arte il 04 Maggio 2014 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Andrea Razzoli nasce a Modena, dove vive e lavora. I seminari di studio frequentati con i più importanti maestri della fotografia contemporanea sono parte integrante e fondamentale della sua formazione artistica. Il contatto con visioni fotografiche differenti e soprattutto la concezione creativa trasmessa dal maestro Fontana, conducono il lavoro di Razzoli nella direzione della ricerca espressiva. Il personale approfondimento interpretativo della poetica della pellicola Polaroid, lo porta ai primi risultati di grande rilievo: vince nel 1999 il Premio Portfolio Modena per la Fotografia, nel 2000 il Premio le Logge al Fotofestival di Massa Marittima e nel 2001 il Premio Style Montecarlo. Nello stesso anno realizza un reportage su Sarajevo-Mostar come invitato esterno alla Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo. Nel 2002 vince il premio Eni Ambiente per la proposta innovativa sul paesaggio. Nel 2006, con il premio Epson le Logge, viene selezionato tra i migliori portfolio dell’anno al Centro Italiano della Fotografia d’Autore a Bibbiena. Anni di ricerca lo portano ad esporre in prestigiose gallerie e spazi istituzionali in Italia e all’estero tra i quali ricordiamo: Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Accademia Carrara di Bergamo e Galleria Civica di Modena, Papiers d’Europe a La Défense di Parigi e alla Maison des Métallos, Premio Vender nello Spazio Atelier Segantini ad Arco di Trento, Internazionale di Fotografia al Centro di Cultura Fabbri a Pieve di Soligo, Miart di Milano, Bologna Flash Art Show e altre ancora. Hanno scritto recensioni sui suoi lavori critici e fotografi tra i quali ricordiamo: Franco Fontana, Olivo Barbieri, Luigi Erba, Roberto Mutti, Fausto Raschiatore e Franco Vaccari.

www.andrearazzoli.it 

 

Geometrie

di Andrea Razzoli

E se le scarpe potessero parlare, raccontare forse scriverebbero una storia. Se potessero fotografare anche. Quelle di Razzoli sono infatti immagini in cui il punto di vista fotografico è assoluto… ad altezza di punta di scarpa, appunto. La città viene così raccontata in modo insolito al di là di quella retorica dei luoghi a cui siamo troppo assuefatti. Attraverso l’uso totale del grandangolare e del colore parlano quelle superfici-materie, ma anche oggetti che fanno parte di un arredo urbano, vengono decontestualizzati e stanno in bilico tra realtà e sogno una volta tanto non in modo angosciante. Griglie, tombini, superfici plastiche calpestabili hanno una loro struttura e assumono qui una identità espressiva quasi pensante, attraverso texture, forme, segni.                 Sullo sfondo la città, gli edifici intravisti come diverse ed evanescenti presenze.

(Luigi Erba)