Artorius - Vita, amori e imprese ...

Scritto da Occhio dell'Arte il 29 Gennaio 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

... di un uomo divenuto leggenda.

 

Finisterre publica un articolo di Pierluigi Curcio che tratta di una ipotesi affascinante sulle origini storiche del mito arturiano (della serie : "ma papà, il re Artù era francese o inglese ?").

Lo Staff dell'Occhio dell'Arte Vi augura Buona lettura!

 

"Gli studi della Dott.ssa Linda A. Malcor portano a ritenere che le radici storiche del mito arturiano siano da identificarsi in un ufficiale di cavalleria ausiliaria romana realmente esistito nel II sec. d. C. e che prestò servizio in Britannia dopo aver condotto un contingente di 5.500 cavalieri sarmati a difesa del Vallo di Adriano per ordine dell’imperatore Marco Aurelio : Lucius Artorius Castus.

Uno dei primi autori a scrivere di Artù fu il monaco Nennio attribuendogli il titolo di dux bellorum. Non Re, ma dux bellorum. Un condottiero, un generale. Dux. Coincidenza vuole che il medesimo titolo sia stato conferito ad Artorius dopo che i caledoni furono respinti tra il 184 ed il 185 d. C al di là del Vallo. Da notare che un’invasione del tutto simile fu descritta da Goffredo di Monmouth, autore della Storia dei Re di Britannia, con la sola differenza che, al posto di Caledoni e Irlandesi, si parla di Sassoni e Pitti. Ci sono altre coincidenze o, attinenze inerenti alle liste delle battaglie o le campagne sul continente, ma non sono uno studioso e invito quanti interessati a leggere il saggio della Dott.ssa Malcor e del Prof. Scott Littleton “From Scythia to Camelot” o gli atti del convegno internazionale di studi arturiani tenutosi nel 2007 alle stufe di Nerone. (Lo Re Artù K’avemo perduto – a cura di Mario de Matteis, Antonio Trinchese.)

Che Lucius Artorius Castus sia realmente esistito non vi è alcun dubbio e prova ne è il sarcofago ritrovato in Dalmazia e l’iscrizione funeraria recante il cursus honorum. E’ stato proprio basandomi sulla vita reale dell’ufficiale che ho rivisitato l’intera vicenda di quest’uomo che non si riduce al solo periodo in Britannia : fu centurione nella III legione Gallica di stanza in Syria, sulle rive del Danubio in Pannonia e in Dacia. Responsabile della flotta del Miseno alle dirette dipendenze dell’imperatore Marco Aurelio, poi Prefetto di legione e successivamente dux con la IV Victricis in Britannia. Da ultimo procuratore centenario in Liburnia.

Fu con ogni probabilità richiamato in servizio durante lo scoppio della guerra civile da Lucio Settimio Severo che lo vide contrapporsi alla figura di Clodio Albino, governatore della Britannia, e, c’è chi sostiene che sia stato proprio Artorius, quell’oscuro generale che spazzò la cavalleria sarmata consentendo la vittoria e l’ascesa al soglio dei cesari della dinastia dei Severi.

Cosa, quali circostanze lo porterebbero a essere identificato con l’Artù della leggenda ? Prima dell’invasione caledone Artorius si ritrovò a sorvegliare con la propria cavalleria ( quanto di più simile a quella medievale a cui in genere associamo gli eroi di Artù, difatti sia cavalli che cavalieri erano rivestiti da una fitta armatura dagli anelli lucenti e caricavano armati di una lunga picca chiamata "contus") un vasto tratto di territorio del vallo di Adriano che va dal forte Magnis (Kenchester) a Luguvalium (Carlisle) mentre il luogo ove si stanziarono le famiglie dei 5.500 cavalieri sarmati fu Bremetennacum (Ribchester). 

 Andando al nocciolo della questione, Castus si ritrovò nella condizione d’esser considerato dagli abitanti della regione in una veste ed un ruolo che andava ben al di là di un semplice prefetto di cavalleria. L’invasione Caledone non sfondò dal lato da lui presidiato consentendogli così di porsi come baluardo contro gli aggressori che, una volta saccheggiata Eboracon (York) puntarono decisi ad ovest verso Bremetennacum con l’intento di ricongiungersi agli alleati irlandesi, quasi volessero creare una nuova ideale linea di confine. Furono respinti inesorabilmente dalla cavalleria Sarmata che li inseguì ricacciandoli indietro fino York ed oltre il vallo ancora. Chi se non quest’uomo poteva esser visto come un Re, un unificatore anche dagli stessi locali ? Colui che aveva salvato la Britannia dal tracollo ? Infatti, la legione di stanza a York, una volta scoppiata l’invasione si era ribellata e, dopo aver eletto un proprio imperatore aveva inforcato la strada per Londinium (Londra). Naturalmente non si ha nessuna fonte diretta che parli di Artorius, ma egli era lì ed aveva i mezzi ed i modi per opporsi. Il fatto che poi sia stato nominato subito dopo Dux senza ottenere il classico trasferimento di legione e Provincia, consuetudine che accompagnava gli avanzamenti di grado, dovrebbe spiegarci diverse cose.

Altra analogia è la guerra civile tra Clodio Albino, governatore della Britannia e l’imperatore Lucio Settimio Severo conclusasi nel 197 d. C.. Sappiamo che Artù, il Re Artù della leggenda, era impegnato sul continente contro i romani e più precisamente contro tal imperatore Lucio in una campagna espansionistica. Da quanto narra Goffredo di Monmouth, dovette tornare di tutta fretta in Britannia poiché Mordred (il figlio illegittimo) si era impadronito del potere scalzandolo dal trono. I due si scontrarono a Camlann. Mordred perse la vita ed Artù, ferito, fu trasportato sull’isola di Avalon. Lucio Artorio Casto era ormai procuratore centenario in Liburnia quando scoppiò il conflitto tra Lucio Settimio Severo e Clodio Albino governatore di Britannia. Ho letto che fu proprio Lucio Settimio Severo a richiamare in servizio un veterano della IV Legione Victrix (la stessa di Artorius) che debellò nella battaglia di Lugdunum (Lione) la cavalleria sarmata. La qual cosa fa ritenere Castus un più che valido candidato. Lui li aveva guidati in Britannia, lui li aveva comandati per circa un decennio. Lui conosceva più di chiunque altro le tecniche di battaglia degli antichi alleati. Tutto porterebbe ad identificarlo come il generale perfetto nel luogo ed al momento opportuno… ed in più : nel periodo storico in cui si suppone sia vissuto Re Artù, non è mai esistito alcun imperatore Lucio che era però il nomen dell’imperatore Severo. Dando sfogo alla fantasia ho supposto che in tanti anni di permanenza in Britannia, Lucius Artorius Castus avesse generato almeno un figlio illegittimo e che quegli possa essere sceso in campo con la cavalleria sarmata al fianco di Albino. La conclusione mi sembra ovvia. Lo scontro tra padre e figlio di cui parla Goffredo di Monmouth potrebbe essere in realtà avvenuto più di due secoli prima. Non abbiamo, infatti, alcuna informazione reale e concreta, eccetto gli scritti di Goffredo di Monmouth, che un ipotetico Re Artù abbia effettivamente regnato su tutta la Britannia ed avesse velleità di conquista da far tremare lo stesso impero, (Costantino III, ipotetico antenato di Artù l’ebbe, ma di quest’aspetto parlo nel romanzo “La stirpe dei Re”).

Il nome di Artù non è riportato dalle cronache romane, non è riportato dai monaci e dai preti che si stanziarono in Britannia in quegli anni. A meno che questo Re fosse così inviso alla chiesa da volerne cancellare ogni memoria, si deve supporre che questo capo leggendario, forse lo stesso Aureliano Ambrosio, nell’opporsi all’invasione sassone, non fosse nelle condizioni di agire al pari dell’Artù della leggenda. Altro particolare : tra il V ed il VI secolo i sassoni si erano già stanziati nel sud dell’Inghilterra.

Un’ultima curiosità : lo scontro decisivo conclusosi con la vittoria di Settimio Severo, avvenne in Gallia, presso Lugdunum (Lione) e qui, a poche miglia, alle pendici dei monti Mar Vand (Massiccio di Morvan) esisteva ed esiste dai tempi di Artorius un villaggio sulle sponde della Senna chiamato “Aballo”, un tempo circondato dalle acque e tutt’oggi conosciuto come “Avalon”. E’ ad Avalon che secondo la leggenda Re Artù ferito fu trasportato dopo lo scontro con Mordred. Una singolare coincidenza dato che l’Avalon francese è nota per essere stata il luogo ove morì Riothamus, un leggendario capo romano bretone anch’egli candidato arturiano. Diversi nomi per indicare un’unica figura primordiale ?

La storia di cui narro è proprio quella di Lucio Artorio Casto, un ufficiale di cavalleria ausiliaria realmente esistito e la cui figura ha attraversato i regni di Antonino il Pio, Marco Aurelio, Commodo, Pertinace e Settimio Severo. Come accennavo pocanzi, la stele tombale da cui gli studiosi hanno ricavato il cursus honorum è stata la sua voce attraverso il tempo : dalla Syria alle sponde ghiacciate del Danubio, dalla lontana Britannia alla stessa Roma. Leggenda e realtà amalgamate in un unico coinvolgente racconto in cui le vicende personali, gli intrighi, le passioni e i sogni degli uomini, sono i reali protagonisti della Storia".

Pierluigi Curcio, scrittore


L'illustrazione usata in questo articolo di Blog e'  opera di Andrea Tentori Montalto.

Il linl dal quale e' tratto il presente articolo e', dietro richiesta ed autorizzazione di Pierluigi Curcio medesimo, il seguente:

http://www.bretagna.com/spip.php?article49&fb_source=message