Fotografia e Scrittura -"ZOE E IL PESCATORE"

Scritto da Occhio dell'Arte il 10 Febbraio 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Tra scrittura e fotografia la storia d'amore continua.

Ogni settimana, PhotoART Sharing Emotions - il gruppo di cui sono fondatrice, é chiamato al Week Up Contest- un concorso fotografico a tema- della durata di due giorni.

Mentre scorro osservando, gli scatti proposti dai vari autori, inciampo e mi fermo. Immobile. Non é uno scatto e basta - no.

E' una storia.

E' scritta inconsapevolmente e può essere interpretabile in mille modi.

Il bello di questo legame tra fotografia e scrittura é il prodotto del loro amore: un messaggio universale, aperto come una porta sull'anima e posato lì, per essere letto. Non tutti leggiamo le cose allo stesso modo. Ognuno di noi, in quell'immagine trova sé stesso o un personaggio o lo spunto per un ricordo o per un racconto. A me é capitata l'ultima  di queste.

Ispirata ad una foto di Danilo Muratore.

"ZOE E IL PESCATORE"

E' sera, sono le otto - minuto più, minuto meno. Rumoreggiano i bicchieri, gli odori di birra e i passi di chi balla, di chi é fermo o seduto. Tutti camminano in un luogo dove suona la musica. Quando c'é musica accadono cose. Sempre. E' un attesa incerta ma qualcosa si sente, si avverte. In quel marasma di voci, mani che gesticolano come danzatrici del ventre, Zoe, seduta su uno sgabello alto, osserva senza guardare. Zoe pensa sempre ad altro. Non é mai lì, dove siamo tutti o dove tutti crediamo di essere. Lei è nel suo mondo di voci e domande, lei é sempre schiacciata da quel ronzio che é come avere un'ape che ti vive dentro. E non tace mai. Un ragazzo alto, indefinibile- come un sostantivo che non ti viene in mente, come quel libro che l'hai letto ma il titolo proprio non lo ricordi- viene avanti, viene verso. Zoe si fa grinza. In tutte le storie d'amore, ho visto uno strano fenomeno ripetersi come un rosario di avvenimenti. Più lui corre, più lei prende velocità. E viceversa. Il gioco della fuga fa parte della commedia umana e gli amanti, pur cercando di razionalizzare la loro paura cercano ripari, rifugi, ripieghi. Il cuore batte. Batte forte e non sempre per amore ma per il terrore di cadere come un pesce nella rete di un pescatore che un giorno potrebbe gettarti nel mare o friggerti in padella.

Tanto é inutile fuggire prima o poi tutti dobbiamo baciare la strega.

Vorrei dirle cosa fare, doppiarla- Zoe - per proteggerla da un destino sbagliato ma non posso fare nulla se non scrivere di lei. Mi faccio piccola, mi metto lì. Mi coprirà la musica. Non c'é più modo per me di per salvare il pesce dalla rete sbagliata.

Il giovane ferma senza vergogna lo sguardo sulle gambe nude di quella magnifica lei, seduta come in posa, con le gambe accavallate che spiccano come il lungo collo di una giraffa nel mezzo della savana. La guarda di verde- schivo con occhi bruschi e sicuri - parlano come chi sa che può prendere quel che vuole. Zoe per lui é una mela. E' appesa. Se ne ha voglia lui sa, basta staccarla dal ramo e da li a morderla e divorarla ci vorranno pochi minuti. Zoe é alla portata di tutti. Zoe é così. Zoe é di tutti tranne che di sé stessa.

Zoe é una statua di marmo ma come quando si increspa il mare, le labbra si muovono in un sorriso che va e viene come le maree. Quel pescatore, quella rete, quel mare che cambia colore, diventa un orizzonte.

Chi ha fame, tanta fame -anche se é solo di amore che ha fame, divora e si fa divorare, senza pensare, senza spazio per razionalità, attesa, riflessione.

Impulso e voracità.

Fagocitare il futuro veste Zoe di bianco, le mette in mano un bouquet di rose d'avorio e un pallido fard a disegnare il volto.

C'é una musica, c'é tanta gente. E quando c'é musica succedono sempre cose.

C'é un velo discreto, una donna affamata e un pescatore vestito a festa che l'attende all'altare.

Sul limite del crepaccio, su quel bancone in prima fila mi sento svenire. Ma non é emozione. E' la mia dannata disperazione per non aver fatto niente per impedirlo. Per impedire l'ennesima infelicità nel mondo.

I fiori tacciono. Suo padre guarda il didietro di quella bionda - che non so nemmeno chi sia, se é invitata o apparsa credendo ci fosse una fiction.

Lucide, le scarpe lucide, i rossetti a posto, gli orecchini brillano, le cravatte stringono.

Finirà presto. Io lo so. Anche la cerimonia.

Due mani diverse. Inutilmente accostate come colori che non c'entrano, si scambiano le fedi e due promesse.

Zoe non ride. Sorride. Da sempre ritengo le due cose molto diverse tra loro. Non sente, si stanno baciando e c'é persino chi batte le mani, mentre io, piango.

(Barbara Marin)

marinforreply@gmail.com

La fotografia usata in questo blog si intitola "Zoe e il Pescatore", e' stata gratuitamente e gentilmente concessa da Danilo Muratore a Barbara Marin e rimane di proprieta' esclusiva dell'Autore.

Vietato ogni uso improprio

 

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