Fotografia e Scrittura -"IL TEMPO CONTRO"

Scritto da Occhio dell'Arte il 15 Febbraio 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Non mi é capitato di rado di sorprendere fotografia e scrittura nello stesso letto a fare l'amore.

Confesso di averle spiate, incuriosita da come potesse scaturire da due forme così diverse un'espressione artistica comune.

Basta osservarle, come si guardano, come si cercano, come le parole completano l'immagine  e l'immagine declina la parola.

La foto di questa settimana che ha ispirato il mio racconto, la fotografia con la quale la mia scrittura  ha avuto un incontro di grande empatia e passione é di Stefania Latina, un'autrice che definirei "La dei simboli".

Il suo grande talento nel comunicare é fonte di ispirazione per chi legge il suo simbolismo e loi traduce come ho fatto io - in una storia.

Ispirata ad una foto di Stefania Latina.

"IL TEMPO CONTRO"

E' sempre lunedì mattina. Non é cambiato niente. Ha solo smesso di piovere. Firenze guarda ed é guardata. Nessuno però, si é curato di quella immobile forma di donna che come un pesce fuori dall'acqua inarca la schiena e comincia a dare segni di vita. Stesa davanti all'immagine che l'ha frantumata, come riemersa dall'aria che non la fa respirare - boccheggia - cercando l'acqua. I piedi uniti si fanno coda. Scivolando sulle mani, la finta sirena ritorna in sé. Il suo giacere, se pur breve è stato calpestato da milioni di scarpe indifferenti. Qualcuno l'ha scavalcata, come un pacco, come un sacco, qualcuno l'ha trovato imbarazzante - come un peticello sul naso di cui vergognarsi. La gente teme chi soffre. Gli infelici sono un peso, una miseria, una frase bisbigliata tra pettegole - …poverina. Non sanno far altro che parlare quelle bocche rosse sbavate di rossetti, deformate dai denti all'infuori, stringono nicotina e la soffiano come fosse un verdetto. Il resto del tempo, quando non giudicano, quei miserabili abitanti del pianeta passano il tempo a difendere il proprio spazio e pensano solo al proprio culo. La ragazza con la frangia non é felice ma non é neanche infelice. E' solo un essere disordinato e inutile, inadatto al mondo. Una presenza invisibile. Un corpo fuori posto. Fuori luogo. Così fuori da tutto, da essere inspiegabilmente affascinante e misteriosa come una bellissima aliena.

Trascinando i sandali verso una meta ancora da decidere, sente il braccio bloccato da una morsa. I capelli scorticati dalle forbici, incoraggiati dal sole, disegnano un cerchio perfetto fino a trovarsi faccia a faccia con un uomo. Lui non lascia il suo braccio e nei pochi secondi che precedono l'incontro con la sua voce, la ragazza con la frangia sa già di esserne totalmente e disgraziatamente innamorata. Per lei l'amore é ciò che vede. L'amore é quella pelle d'oliva, liscia e scura. Quelle due fessure accecate dal sole che fanno da cornice ad uno sguardo verde e brusco. L'amore é quel profumo mai sentito. Un odore nuovo ma che le appartiene come il nome che porta e lo riconosce, come troverebbe sé stessa al buio. L'amore è quello che vede. L'amore è quello che la vede. L'accento spagnolo mascherato da un inglese improvvisato le fa due domande. Non é così importante ciò che ha detto ma come lo ha detto. La lei, ingenua - fragile - piccola aliena, sorride e nella nube del batticuore incontrollato risponde - "Yes".

In ogni luogo è solo un problema di percentuali. In ogni luogo c'é la possibilità che accada qualcosa e quel luogo e in quel giorno la vita fa un giro su sé stessa. Come la pallina bianca che fa le capriole dentro la roulette. La pallina scontra tutti quei numeri e uno, uno e solo uno é quello che può far felici. Uno e solo uno.

Senza comprendersi né comprenderne i motivi iniziano un passo a due. Camminano vicini mentre si sfiorano le mani penzoloni e ad ogni tocco é un brivido dall'ipofisi al cuore. I ragazzi alti non sono mai banali - pensa la lei innamorata di quell'esser notata. Lui, con una certa voce corvina ogni tanto tossisce.

Vorrei evitarle di cacciarsi in un guaio ma il racconto ha preso a camminare con le sue gambe ed io sono fuori dai giochi. Sono spettatrice impotente, almeno quanto voi. Io però l'ho creata. La conosco. So che quello che sta per accadere, qualunque cosa sia sarà una nuova lacerazione perché lei vive di dolore. Senza dolore non é nulla.

Imboccano il primo vicolo a sinistra. E' curvo e ha un punto prospettico che lo fa sembrare infinito come quel inchiodare deciso del torero che la solleva senza toccarla - schiaffi di sguardi che non finiscono nemmeno in un bacio ma fanno le guance viola. Ematomi di desiderio.

Nel centro di Firenze con una finestra sull'Arno c'é la stanza del torero. E' modesta, luminosa, sa di turista, odora di valige semichiuse e cose sconosciute. Sa di in un'arena dove non c'é nulla da cacciare. Tant'é che nell'attimo in cui - improvvisando una scena seducente- lei fa per sfilarsi il lino bianco che l'avvolge, si trasforma in una noiosa preda. Inutile mirare e sparare. E' già a terra. Un animale docile é un'occasione poco intrigante per uno che ama prendersi le cose con le sue mani. La carta da parati a righe daltoniche diventa il suo recinto. E' lì che l'ha chiusa. Una parete che scenasi fa gabbia. Tra le ombre della frangia, la lei cerca di guardare quel disarmante torso nudo che la sta spingendo contro il muro, con forza. Le braccia sono possenti e immense come le ali di un airone - tratteggi di ombre e muscoli e le mani morbide come la seta indiana. Le solleva l'abito e in questo non c'é nulla di lieve. Le blocca i polsi e penetra il suo corpo - con un'ingiustizia in cui l'uno é passivo e affamato ma tace. E l'altro si ciba come ad un banchetto. Il sesso è la conferma del suo valore - lei crede. Essere scelta per provare piacere la fa sentire bella - lei crede. Carezze, sguardi, parole sussurrate, tutte le ipotesi di quella sciocca furibonda ragazza di carta si riducono ad un orgasmo a senso unico. Roba di pochi minuti. Come un attacco di fame. E lei si é fatta mangiare. La ragazza con la frangia non deve nemmeno rivestirsi. Basta che esca in fretta da quell'arena senza pubblico e che lo faccia in fretta. Qualcosa le dice che la sua presenza non serve più. Si chiude un'altra porta alle spalle. Un nuovo rumore potente che brucia di rabbia la milza. Firenze si é fatta sera e silenziosa - lei cammina braccia lungo i fianchi cercando di non sbagliare la mossa. Come giocasse a dama posa, alternativamente, il piede destro e quello sinistro al centro del quadrato disegnato sul pavimento. La strada é lunga. I quadrati sono tanti. Le pietre hanno pietà di lei. Le statue la guardano con disappunto, le finestre le ridono dietro.

Io piango per e mi dispero per aver dato vita ad un essere a cui ho dimenticato di insegnare il rispetto per sé stessa. Il suo viso bagnato mi umilia. Sono una scrittrice da quattro soldi. Non la salverò, lo so, ma non posso lasciarla proprio adesso. Non posso proprio.

Non é vero che il passato si può seppellire. Il passato ha mani grossolane e ruvide, il passato stringe le caviglie al presente e difficilmente lo molla.

(Barbara Marin)

marinforreply@gmail.com

La fotografia usata in questo blog si intitola "Il Tempo contro", e' stata gratuitamente e gentilmente concessa da Stefania Latina Photographer  a Barbara Marin e rimane di proprieta' esclusiva dell'Autrice dello scatto.

Vietato ogni uso improprio

 

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