GIOVANNI DAL PONTE

Scritto da Silvana Lazzarino il 18 Novembre 2016 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

 

GIOVANNI DAL PONTE

 

Protagonista dell’Umanesimo tardogotico fiorentino

Dall’interessante personalità artistica per la capacità di unire innovazione e tradizione, Giovanni Dal Ponte è tra gli artisti della pittura fiorentina del primo Rinascimento quello che forse più di altri mantiene fede al proprio linguaggio originale e raffinato, senza perdere mai di vista quello dei più rappresentativi artisti operanti nella Firenze del primo trentennio del XV secolo. Tra questi spiccano i nomi di Gherardo Starnina, Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti, fino a Masaccio, Masolino e Beato Angelico.
Nato nel 1385 a Firenze dove muore nel 1437, Giovanni di Marco, - ricordato come Giovanni dal Ponte nelle Vite del Vasari per il fatto di essere abitante e aver avuto bottega a Firenze nella parrocchia di Santo Stefano al Ponte- vede la sua formazione con molta probabilità presso una bottega di tradizione trecentesca. L’influenza di Gherardo di Jacopo detto lo Starnina, che - al suo ritorno dalla Spagna nei primissimi anni del Quattrocento – introduce a Firenze un’interpretazione esuberante e profana della pittura tardogotica, risulta decisiva per la formazione dello stile di. Giovanni dal Ponte, il quale farà sempre riferimento a quella sua vivacità descrittiva e brillantezza di colori che lo accompagneranno nella sua produzione successiva.
A Giovanni dal Ponte, protagonista dell’umanesimo tardogotico, Firenze dedica auna suggestiva mostra presso la Galleria dell’Accademia dal 22 novembre 2016 al 12 marzo 2017 in cui viene ripercorsa la sua attività che ha lasciato un segno importante anche per l’arte del primo ’400, parallelamente ad una panoramica su alcuni artisti attivi in quegli anni nel capoluogo toscano.
Promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con la Galleria dell'Accademia di Firenze, la mostra, GIOVANNI DAL PONTE Protagonista dell’Umanesimo tardogotico fiorentino, a cura di Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio, per la prima volta espone opere di grande pregio figurativo di questo straordinario artista provenienti da importanti istituzioni museali tra le quali: la National Gallery di Londra, il Museo Nacional del Prado di Madrid, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Wadsworth Atheneum Museum of Art di Hartford (Connecticut), il Minneapolis Institute of Arts, i  Musees Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, il Museo di Baltimora (Maryland) ed il Fogg Art Museum di Cambridge (Massachusetts).  Si tratta di dipinti su tavola realizzati spesso su commissione di cui diversi sono stati restaurati per l’occasione recuperando il loro originario splendore nei colori caldi e avvolgenti e nelle decorazioni spesso naturalistiche attente ai dettagli.
Un riferimento agli esordi della pittura di Dal Ponte è il trittico del Museo di San Donnino a Campi Bisenzio, in origine nella chiesa di Sant’Andrea a Brozzi, per lungo tempo attribuito ad un ipotetico “Maestro dell’Annunciazione di Brozzi”, dove sono presenti richiami allo stile di Gherardo Starnina. Nel corso del terzo decennio del Quattrocento Giovanni di Marco guarda con interesse alla cultura rinascimentale con particolare attenzione ad un gusto che si richiama al Masaccio per quella fissità e solidità dei corpi, come si può notare nel polittico che presentava al centro la Madonna col Bambino in trono (Fitzwilliam Museum, Cambridge) e ai lati i santi Giovanni Battista e Pietro a sinistra, e a destra i santi Paolo e Francesco d’Assisi (Museo Bandini, Fiesole) e nella predella raffigurate la Liberazione di San Pietro dal carcere; San Pietro in cattedra e i santi Ludovico e Prospero; Martirio di San Pietro; San Tommaso e San Giacomo maggiore, Luca e Giacomo minore, Andrea e Giovanni evangelista, Matteo e Filippo (Uffizi, Firenze).
Insieme al pittore Smeraldo di Giovanni, Del Ponte a partire dal 1427 si specializzò nella fornitura di cassoni dipinti, un genere che incontrava un grandissimo successo nella Firenze di quegli anni. Tra gli esemplari più belli di questa produzione si annovera il fronte di cassone del Museo Civico “Amedeo Lia” di La Spezia.
Di notevole interesse in mostra è Il grande trittico l’ Incoronazione della Vergine e quattro santi che, appositamente restaurato per questa mostra, mette in luce le qualità legate al disegno e alla pittura, come emerge dal bellissimo tappeto tornato al suo colore verde brillante su cui poggiano i sacri personaggi e dove campeggiano i ricchi racemi dorati. Anche il gradino di base ripulito dalla sporcizia e dalle ripassature pittoriche ha messo in luce sequenze di un pregevole naturalismo pittorico. Intensa e commovente la tenera e luminosa Madonna col Bambino in trono, proveniente dalla chiesa di Badia nel cuore di Firenze, ma conservata per moltissimi anni presso la Certosa del Galluzzo, recuperata anch’essa grazie ad un ottimo intervento di restauro. In questa tavola datata intorno al 1425  dove spicca la dolcezza della Madonna, i richiami a Masolino celebre compagno di lavoro di Masaccio sono elaborati in modo originale mantenendo però equilibrio nelle forme e presenza scenica nelle figure.
L’ultima fase dell'attività del pittore è documentata in mostra attraverso una serie di opere datate da cui si evince il consolidamento di uno stile tutto personale cui è giunto l’artista  e in cui sono privilegiate forme ampie e solenni, che sembrano coniugare la grande tradizione trecentesca fiorentina con le forme ed i moduli rinascimentali ormai pienamente affermati.
Fanno parte di quest’ultima fase il luminoso e “neo-trecentesco” trittico con l’Annunciazione e quattro santi della Badia di Rosano (Firenze), commissionatogli dalla badessa Caterina da Castiglionchio nel 1434 e la grandiosa pala raffigurante la Madonna col Bambino, sei santi e una donatrice della chiesa di San Salvatore al Monte di Firenze (post 1434). E poi gli affreschi realizzati intorno al 1430 per la Cappella di San Pietro nella chiesa di Santa Trinita a Firenze, andati in buona parte perduti, e il ciclo dedicato alle Storie di san Bartolomeo nella Cappella Scali della stessa chiesa realizzati tra il settembre 1434 e l’ottobre dell’anno seguente.
A ricreare la stessa atmosfera della Firenze di quegli anni è il pregevole allestimento progettato dall’architetto Piero Guicciardini, dello Studio Guicciardini-Magni, che attraverso un gioco di luci sui fondi oro crea effetti di grande suggestione, evocativa di scenari architettonici quattrocenteschi.

Silvana Lazzarino


GIOVANNI DAL PONTE
Protagonista dell’Umanesimo tardogotico fiorentino
Galleria dell'Accademia di Firenze
22 novembre 2016 – 12 marzo 2017