Fotografia e Scrittura - "IL LATO OSCURO" -

Scritto da Occhio dell'Arte il 19 Marzo 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Ispirata ad una foto di Andrea Talarico ph

"IL LATO OSCURO"

Il dottor Freud oggi non c'é. Proprio oggi si é preso una specie di vacanza ed io mi trovo in una situazione imbarazzante. Zoe stanotte ha deciso avrebbe frugato tra i ricordi. Non pensavo le avrebbe fatto tanto male. Quel passato, poggiato sul comodino con le pillole a cui non riesce a rinunciare. E' tutto fermo. Si muove qualcosa solo per un attimo e quel che sta per accadere non mi piace affatto.

Zoe é davanti alla porta della sua vecchia casa. Purtroppo. Non sono riuscita a convincerla a non andarci. Ora non si torna più indietro. Ora la mano deve ubbidire al coraggio. Il coraggio deve sostenere le chiavi e quelle chiavi devono aprire.

Zoe deve aprire.

Deve aprire dopo dieci anni se davvero vuole chiudere.

Chiavi. Serratura. Che ghiaccio che cola. E' sudore. E' paura. E' curiosità ma terrore. E' dovere ma volere. E' confondersi con i muri e diventare quello che sa.

Lei sa.

Lei sa chi é.

Quella lavagna bianca - che tutti ci hanno scritto sopra. La porta non fa nessun rumore. Il silenzio é la condanna peggiore che quel pomeriggio potesse infliggerle. Tutto quel cazzo di silenzio, il buio semi-buio dell'ingresso, l'odore di umido e di vuoto. Come di un vaso con l'acqua che stagna da anni.

Zoe - ho creato una donna. Non pensavo ci riuscisse ed invece é venuta qui e so che sta per fare a pugni con sé stessa e frantumare quella accozzaglia di memorie dolorose e inutili. Che non valgono - che pesano- che schiacciano e che per liberarsene bisogna piantare un pezzo di legno nel petto del tuo essere esistita perché il passato non si faccia vampiro e succhi ancora da te sangue, sangue e sangue.

Ne hai dato abbastanza, Zoe.

Gira per la casa come l'avesse presa una furia, come se in lei fosse cresciuto un tornado. Non cammina - corre. Apre, spalanca, sbatte porte, finestre, abbaini, grida, si divincola come se sentisse mani - mani - mille mani invisibilI prenderla per le braccia. Si divincola e toglie i cassetti, rovesciA la biancheria - tra conati di vomito per quel puzzo di muffa - che non é solo tra le lenzuola di fiandra.

La stanza. La sua stanza. E' un campo di sterminio. Uno specchio. Vive sempre appeso ad una parete.

Zoe é fuori controllo.

L'isteria é peggio di una droga. Sembra aver bevuto, ha l'aria di una eroinomane in una setta satanica. Gira tutto, gira, mentre lei prende a spogliarsi, svestirsi, denudarsi perché c'é da controllare. Lo deve vedere quel corpo, nuda davanti al solito specchio, il suo, quello che non mente e non mentirà nemmeno ora.

Ride, piange, piroetta.

Salta.

Completamente nuda davanti alla sua immagine, prende fiato come se quella sensibilità che possiede ora la possedesse con la tenacia di un demonio che non molla- che la vuole umiliare- la vuole vedere strisciare.

La voce non é la sua e se lo é - vorrei non sentirla- vorrei scavalcare queste pagine e questa carta e scopar via le parole, prenderla in braccio,  rivestirla... ma non posso ...e sto gridando anche io che non posso - io che l'ho creata e  generata e che non posso che farmi coraggio e far si che succeda tutto quel che serve perché Zoe diventi una persona, non più una macchia sul muro.

Grida - fissando lo specchio come se volesse frantumarlo con i denti e le parole, come se urlando potesse infrangerlo e creparlo e distruggerlo per poi vederlo in mille schegge - quell' oggetto macabro e potente - che finisse per diventare roba da buttare - Ti odio, mi odio e ti odio e mi odio e ti odio e vi odio.

Chi vi ha chiesto di mettermi qui, al mondo, davanti a te - se dovevo essere condannata a vivere una vita come questa- passata a renderti conto di come sembro e mai di come sono.

La voce scoppia e Zoe - nuda, crolla all'improvviso.

E' a terra.  Sfinita. Gli occhi sono aperti. Vuoti. Spenti. Si spegne la sera.

E Zoe è ancora lì.

Vorrei ci fosse Freud con me. Proprio oggi, proprio oggi che il lato oscuro della mia ombra sulla luce aveva bisogno di lui.

Fortuna: almeno, ci sono io.

(Barbara Marin)

marinforreply@gmail.com

La fotografia usata in questo blog appartiene a Andrea Talarico ph, che ha  gratuitamente e gentilmente concesso  a Barbara Marin di usarla in questa occasione e rimane di proprieta' esclusiva dell'Autore dello scatto.

Vietato ogni uso improprio

 

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