Fotografia e Scrittura - "PARIS"

Scritto da Occhio dell'Arte il 26 Marzo 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Ispirata ad uno scatto Iphonography di Jimmy Lu 

"PARIS"

Il dottor Freud guarda dal finestrino, infila la faccia nel piccolo oblò alla sua destra. Ci siamo.

Io, Lui e Zoe.

Parigi.

Il volo atterra con gli applausi, i soliti applausi per il pilota. Zoe lascia il bracciolo solo ora, molla la presa, rilassa le gambe, chiude gli occhi e si stropiccia verso l'alto.

Scaletta.

Mondo.

La vita aspetta.

I capelli volano ballando col vento, la frangia sugli occhi nasconde lo sguardo scuro e curioso mentre si avvia verso un dopo che ancora non sa, trascinando il suo bagaglio, zavorra di cose che  non metterà mai. Noi dietro a lei la guardiamo mentre giocherella sul tapis roulant come una bambina che va contromano sorridendo. Sarà che oggi é il giorno del suo compleanno, é il primo agosto e fa un caldo cane.

Zoe indossa una canottierina bianca da cui traspare l'anima tra le costole e il cuore, un paio di jeans e quelle ciabattine fucsia che non dismette mai -appendice del suo piede - le comprò in un viaggio in Spagna, roba di un annetto fa. Sulla testa porta un paio di occhiali da sole bianchi e dimena quei suoi vent'anni più uno, con una classe e un'eleganza in via d'estinzione.

Non é facile portare il  proprio corpo a spasso per il mondo come gazzelle, senza scivolare mai.

Lei lo fa.

Quanto é bella.

Vi confido una cosa, Zoe non si vede, Zoe appare. E non é lo stesso.

Oggi - Mio Dio - oggi oltre che bella é straordinariamente e stranamente felice, la mia Zoe, illuminata dal sole che sfonda le vetrate dell'aeroporto Charles De Gaulle. Come appena uscita da un tunnel si ferma - resta un attimo immobile - mentre respira. L'aria sa di asfalto rovente e taxi, di valige di plastica sul punto di fondere. Odore di gente d'altrove, di ogni luogo.

Taxi. E in un baleno ci ritroviamo davanti al 19 Rue de Moscou. Zoe scende e guarda in alto, al terzo piano di una palazzina piena di ricordi.

Io e Freud di guardiamo e decidiamo di seguirla.

L'ascensore, le scalette e quel tintinnio di chiavi aprono una piccola mansarda lillipuziana a misura di piccolo amore. Zoe posa il sedere sulla sedia, sospira e  guarda l'ora. Frank dovrebbe arrivare a minuti ed i minuti che separano gli innamorati sono lunghi come giorni di pestilenza. Dolorosi, fitti come boscaglie nello stomaco. Ad ogni clacson é un sussulto, ad ogni rumore c'é un piccolo salto, come succede sui dischi - quei vecchi giradischi che la puntina s'impenna e la musica graffia. Solo io, Freud e ora anche voi. Solo noi sappiamo che lui non arriverà ma ne parliamo dopo. Troveremo un modo per dirglielo. Non ora, ora no.

Zoe  e Frank si sono conosciuti qui. Due mesi fa. Lei era a Parigi per via di quella sua passione per l'arte. Girava per le vie e fotografava tutto, persino l'inutile. Era primavera allora, era un mondo di fiori di pesco e foglie in tutù, piroette sulle punte, tra la polvere dei marciapiedi e le scarpe delle signore. Zoe stava seduta su una panchina, cantando una canzone tra sé, tenendo stretto al collo il foulard di seta di mamma, il golfino blu, i soliti jeans - e solo perché fuori stagione niente ciabattine fucsia. Portava un paio di mocassini che muoveva sincronici come due tergicristalli senza sapere bene perché.

- Fragile- In francese fragile é l'aggettivo che veste Zoe della sua misura come un vetro sottile, come un cristallo che suona quando ci passi sopra un dito.

 Zoe sembra una lettera d'amore.

-Tu, toi. Tu es fragile. C'est tout. - Lui, di una bellezza alta e bruna parla, sdrammatizzando un batticuore.

Una lunga pausa in uno sguardo e sul finire della sera, la bellezza passa attraverso i vestiti, trasuda dalla pelle, si fa spingere dalle parole. Mille domande, un fitto parlare che ha avuto così tante risposte da pensare di conoscersi da sempre. Di amarsi. Di già?  Sì, Di già.

Tacere é solo  quel letto, accucciati nella mansarda della prima notte che penetra nel cuore, nell'istante, nel ricordo dell'attimo prima e in quello dopo, nella paura di non vedersi più e perdersi. Eppure sono stretti, avvinghiati come edere e non si staccano. Finito di far l'amore piangono, piangono a dirotto abbracciandosi di più di più - come é possibile non so - ma mi allontano perché non voglio disturbare questo canto misto di paura e felicità.

C'é sempre tempo per le cose tristi, tra poco Zoe scoprirà che questa é solo un'inutile attesa.

(Barbara Marin)

marinforreply@gmail.com

La fotografia usata in questo blog appartiene a Jimmy Lu, che ha  gratuitamente e gentilmente concesso  a Barbara Marin di usarla in questa occasione e rimane di proprieta' esclusiva dell'Autore dello scatto.

Vietato ogni uso improprio

 

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