TIZIANO FRATUS e i suoi Grandi Alberi!

Scritto da Occhio dell'Arte il 17 Aprile 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Il noto scrittore TIZIANO FRATUS,  il Suo ultimo lavoro "TERRE DI GRANDI ALBERI"  e il  DOCUMENTARIO "HOMO RADIX" AL NETTUNOPHOTOFESTIVAL 2012, in una serata a Lui interamente dedicata!


TERRE DI GRANDI ALBERI

ALBEROGRAFIE A NORD-OVEST

di Tiziano Fratus, Nerosubianco Edizioni (Cuneo)

Collana Saggistica, Storia e Territorio

pp 450 - vol. ill., � 20.00

Isbn 9788889056851

 

Dicono di Lui:

«Una ricapitolazione vasta e tesa della propria fame di vita»

Davide Rondoni – Il Sole 24 Ore

 

«Per Tiziano Fratus l’amore per gli alberi secolari è una filosofia»

Antonella Mariotti – La Stampa

 

«Tiziano Fratus è così: un uomo radice, o come dicono gli americani un Tree Hugger, uno che le piante ha perfino il vizio di abbracciarle»

Paolo Galliani – Il Giorno

 

«Continua a descrivere, a guardare, a catalogare, in un viaggio che sembra perdersi nelle memorie del tempo e dello spazio, in una epifania della bellezza e della semplicità»

Darwin Pastorin – L’Unità

 

«La sua ricerca dedicata agli alberi secolari per un turismo delle radici e delle creature senza confini, dall’Oriente all’America alle Alpi»

Ida Bozzi – La Lettura, Corriere della Sera

 


Tiziano Fratus (1975, Bergamo) è un uomo radice ed un cercatore di alberi, ha pubblicato molti libri fra i quali Il molosso, Il respiro della terra, Nuova Poesia Creaturale, Il mulo è scettico per natura, Poesie luterane e, all’estero, A Room in Jerusalem, Creaturing. Selected Poems, Double Skin, Poémes chuchotes sur la berge du Po, Ninguem sabe de nos. Dal 2010 è impegnato nella scrittura della serie Homo Radix iniziata con Homo Radix. Appunti per un cercatore di alberi e proseguita con Le bocche di legno, Itinerari dei Ficus della Baia di Moreton a Sanremo e Bordighera, Taccuino del cercatore di alberi. Giardini Botanici Hanbury, Gli alberi pensano al mare. Itinerari nei boschi di Sassetta e nella Maremma Livornese. Sono già in fase di elaborazione Il bosco di Palermo, mostra fotografica e libro in stretta collaborazione con l’Orto Botanico del capoluogo siciliano, Giona delle sequoie, viaggio poetico e fotografico alla ricerca delle maggiori sequoie d’Itali; Homo Radix. Un ritratto a olio ricamato nella lingua di Linneo, quindi un taccuino dedicato agli alberi monumentali della Sardegna e L’Alber de Milan.

Ha prodotto un vasto archivio fotografico che è oggetto di mostre in gallerie, musei, centri culturali, orti botanici e parchi.

Nel 2011, anno internazionale delle foreste, il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino gli ha commissionato la mostra Grandi alberi fuori dal bosco.Un’alberografia di Tiziano Fratus in terra di Piemonte coordinata con Rosa Camoletto, mentre una riduzione teatrale da Homo Radix ha debuttato a Festambiente, il festival di Legambiente.

Nel corrente anno 2012 il regista biellese Manuele Cecconello ha realizza un documentario dedicato al percorso di Tiziano Fratus fra le chiome delle più antiche sequoie d’Italia, al Parco Burcina, dal titolo "Homo Radix"; l’Accademia del Ceppo di Pistoia gli ha anche consegnato il premio speciale Natura.

Vive con la compagna e sei gatti in un villaggio della Val Sangone, ai piedi delle Alpi Cozie.

Sito internet:

www.homoradix.com

 

L'ultimo lavoro di Tiziano FratusTERRE DI GRANDI ALBERI - ALBEROGRAFIE A NORD-OVEST,  è un viaggio a Nord Ovest, in quel golfo di terre, rocce, boschi e acque che si dispiega fra le vette delle Alpi e il Mediterraneo. Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, territori confinanti della Francia: un ventaglio naturale fatto di biodiversità paesaggistica e climatica, di pianure e di fiumi, di laghi e di altipiani, di lariceti, vigneti, faggeti, uliveti e castagneti, di risaie e abetine, di città industriali e portuali, di paesi dispersi e riserve naturali. Settanta itinerari per il cercatore di alberi che alberga in ogni lettore.

Contiene introduzioni regionali, notizie di carattere storico, botanico e naturalistico, itinerari per cercatori di alberi di cui cinque in Valle d'Aosta, cinquanta in Piemonte, tredici in Liguria e due oltre confine, in Francia. Materiali in appendice, documentazione fotografica.

Dall'introduzione:

Quando incontro un uomo o una donna in un bosco a malapena ci si saluta. Mi chiedo che cosa ci sia di simile fra di noi. Non l’ho mai compreso, ma di certo posso dire che nel tempo ho scoperto di avere più in comune con le persone che non conosco che con le persone che conosco. Ci sono persone che ti considerano perché sei, poiché appartieni, in quanto vali. Io non ho mai abbracciato questa fede, questa religione del Dio delle Scale. Le uniche differenze che esistono fra me e un indiano Karajà in Amazzonia sono definite dai rispettivi ambienti sociali, linguistici e culturali. Entrambi apparteniamo alla stesso corpo diviso in sette miliardi di particelle, dentro di noi pulsa la medesima anima. Purtroppo, in questa nostra parte di mondo, sono davvero tanti gli individui che quest’anima non la tollerano, che preferiscono dividere, classificare, selezionare, piuttosto che essere tutti della stessa umanità. Credo sia anche per questo mio ingenuo modo di sentire che mi sono quasi sempre sentito un pesce fuor d’acqua, rispetto agli altri scrittori. D’altro canto è pur vero che sono, a mio modo, un seguace del principio di libertà che ha morso nei secoli moltissimi appartenenti alla mia specie, da Henry David Thoreau a John Muir, da Galen Clark agli scalatori di montagna, il mio conterraneo Walter Bonatti o Reinhold Messner, per non citare gli scrittori girovaghi come Bruce Chatwin, Jack Kerouac e quanti altri. Quanta fame di libertà, di bellezza, di natura, di verità, la stessa che si agita in questo corpo e in questa mente.

Vivo nel Nord Ovest. Amo queste terre, le navigo, le fotografo, le studio. Eppure il Piemonte dei Savoia, la Valle d’Aosta dei castelli e la Liguria delle famiglie genovesi, il Piemonte la Valle d’Aosta e la Liguria dei piatti tipici, dei vini, degli autori da citare sempre per far bella figura, il Piemonte del tartufo e la Liguria degli olivi, il Piemonte e la Liguria dei grandi eventi, il Piemonte e la Liguria delle fiere del libro e dei grandi musei, il Piemonte degli Einaudi e degli Agnelli, la Liguria della costa dei fiori e del Festival di Sanremo, la Valle d’Aosta degli alpeggi e dei formaggi, tutto questo mondo, quando non si riduce a folclore convive con un altro che non vogliamo ancora accettare, ma che esiste, nonostante l’incredulità. E’ stato traumatico risvegliarsi da un sogno che si credeva la realtà. Da uomo radice del nord che ha sempre vissuto nel nord constatare che qui, nella terra di Liguria, Piemonte (e Lombardia, dove sono nato), l’infiltrazione mafiosa è così alta da essere recettrice della stragrande maggioranza degli appalti pubblici così come referente ordinaria della classe politica, è stato drammatico. Faccio ancora fatica ad accettarlo. E’ un pensiero che con tutte le mie forze cerco di allontanare, di emarginare e neutralizzare.

Il paesaggio è in continua evoluzione. E’ una costante delle forme di vita, anche il paesaggio lo è. L’ha dichiarato alla perfezione Franco Arminio nel suo Terracarne: «Terra e carne quasi si confondono e il corpo si fa paesaggio e il paesaggio prende corpo». Talvolta migliora, talvolta peggiora, ma più spesso semplicemente muta. La stragrande maggioranza dei libri sul paesaggio oscillano fra una beata ammirazione e contemplazione della magnificenza del paesaggio esistente ed una cupa e mesta disperazione. Ho la riprova che sezioni di paesaggio sono migliorate, al pari credo delle condizioni di vita di molta gente che la terra la lavora e che della terra vive. Mezzo secolo fa si faceva la fame, lavorando la terra, le vigne erano per i piccoli proprietari una fatica immensa e una fonte di sopravvivenza. Chi non se lo ricorda oppure è troppo giovane per saperlo può ritrovare traccia di quel mondo ne Il mondo dei vinti di Nuto Revelli, uno spaccato della realtà contadina del cuneese di metà Novecento, ma, come dice lo stesso autore, «è la storia di mezza Italia, del nord come del sud, del Veneto come della Calabria». In quel mondo di miseria che oggi appare inconciliabile con le realtà disperse sul territorio, e d’altro canto quanto siamo cambiati in pochi decenni! Le aziende agricole a conduzione familiare oggi si sono assicurate un tenore di vita impensabile, soltanto quarant’anni fa, produrre vino è diventato un business, anche piccole porzioni di territorio si possono rivelare sufficienti a mantenere intere famiglie, se alla produzione di un buon vino si associa una mentalità internazionale.

In questo paesaggio sono presenti centinaia di alberi monumentali, riconosciuti ufficialmente dalle regioni e dal Corpo Forestale; altri sono dislocati nei luoghi più diversi del paesaggio, alcuni sono secolari altri attendono soltanto un riconoscimento. Ci sono i grandi larici di Morgex in Valle d'Aosta e di di Pietraporzio in Piemonte, ci sono i grandi castagni di La Salle, Monteu Roero, Crodo, Melle, Bioglio, i faggi e le ceppaie di faggio di Mallare, Entracque, Baceno Goglio, le sequoie di Aveto, Pollone, Champdepraz, Roccavione, il cipresso del Kashmir all'Isola Madre sul Lago Maggiore, l'araucaria di Cunningham ai Giardini Botanici Hanbury di Ventimiglia, l'araucaria bidwillii dei parchi di Genova Nervi, la quercia di Novi Ligure, gli orti botanici di Torino e Genova, la concentrazione di ficus della Baia di Moreton di Sanremo, Bordighera e Ospedaletti, e quanti altri luoghi spettacolari.

 

Ecco quindi l'ennesimo lavoro da non perdere di uno scrittore appassionato come Fratus, che rimane  perdutamente  stregato dagli alberi secolari che ricerca e che  fotografa con amore raro e ammirevole!

Un "Uomo radice"  che detiene una scrittura  cosi' piena di sentimento da far appassionare ogni tipo di lettore.

A presto, Tiziano!