Fotografia e Scrittura "..."

Scritto da Occhio dell'Arte il 19 Aprile 2012 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Ispirata ad una foto di Monica Cordiviola.

"La misericordia dell'inchiostro mi sospende in una forzata pausa. Scrivere è salvifico. Ogni intervento su un corpo malato, lo è. Ciò non significa che sapendo di quell'incisione, di quel divaricarsi seppur lirico, non si temano ombre.

Incubi.

Ricordi.

Voci.

Forme.

Patetiche ammissioni di sé.

Vivere e scrivere sono sulla stessa mensola. Ogni tanto vanno rispolverati entrambi. Che spesso dimentico come si fa. Sopra ogni cosa a vivere. Perché mai Zoe- lo domando a me stessa. E nemmeno io mi rispondo.  Per alcune creature codificare la vita é semplice. Sono come esploratori, minatori, archeologi. Hanno scavato, scavato, scavato, visto piccoli frammenti che per un altro sarebbero stati un nulla e ci perdono la vita per dargli un senso. C'é un mondo lì fuori che se ne sbatte le palle di una marea di cose.

Freud mi guarda e io annuisco. Lasciamo parlare Zoe.

Da quell'atto tra due persone che spesso non si amano esplode un miracolo che ha quel nome che poi é il significato del mio - l'ossimoro vivente sono- la vita.

Perché e chi - ancora non so se credergli- decide quando inizia, quando finisce e sopratutto come deve andare?

Mi oppongo signori della giuria.

Sai che gliene fotte alla giuria?

Quando non capisco più niente mi sento in una folla tra le lance, quelle lance a forma di indice -stupida!- gridano, in un tribunale. Mi sembra sempre di dovermi cercare un buon avvocato, di dover preparare la difesa e vedo tutte quelle facce parlanti.

Mute.

Zitte.

Sedute con le mani posate l'una sull'altra come fossero conchiglie di fiume.

Silenzio in aula! - Mai nessuno parla in mia difesa. Mio padre - una merda. Mia madre, a ruota. Così io sono diventata il mio genitore - padre e madre insieme. Padre e madre di Zoe.

E nessuno da anni si chiede se non sia il caso di buttare le toghe e darmi un po' d'amore.

Come un bambino povero - davanti alla vetrina della pasticceria mentre una mano umana lo strattona - Non è roba per te quella. Non te la puoi permettere. Io non mi posso permettere l'amore.

Forse nemmeno me stessa. "

Tutti sentiamo Laura che grida dalla finestra di fronte.

-"  Zoee…"-

-"..Laura sttt…svegli tutti…"-

-" Chissene. Scavalchi che ci fumiamo una ziga?"-

-"Okay"-

Si siedono sul tetto, Freud non sembra preoccupato se non del significato inconscio del tetto in sé; io mi preoccupo che cadano ma lui mi trattiene, dice che é catartico. Devono parlare, devono dialogare queste due creature per creare un filo d'acciaio che possa sostenerle entrambe.

I mozziconi spenti ancora fumano di due piccole donne sedute sui coppi.

-"Laura.."-

-"Mh."-

-"Ma tu ci pensi mai alla morte?"-

-"Zoe ma che palla sei? Sei lo stereotipo umano del gatto nero".-

-"Ma no…intendevo se hai paura."-

-" No. Sinceramente me ne fotto. Tanto non dipende da noi. Pensi di poterci fare qualcosa? No. Quindi. Fottitene."-

-"Hai ragione.-

-"Io ho sempre ragione salsiccia"-

-"Sono ingrassata? Perché salsiccia?"-

-"Oddio che peso sei. No, era affettuoso"-

Silenzio di lacrime che scendono e muoiono sulle ginocchia nude e tra i capelli di chi vorrebbe dire tante cose e teme di non essere creduto.

-"Oh, Zoe che ti frulla?"-

-"No é  che mío padre ieri mi ha detto che…"-

-"Cosa?"-

-"No, fa niente"-

-"Zoeee, parla o ti butto di sotto"-

-"Guarda…una stella cadente!"-

-"Zoe. Non scivolare via. Sembri una saponetta ogni tanto. Dimmi cazzo. Cosa-Cosa ha detto l'enciclopedia Garzanti della stronzata? "-

-"Che mi vede mangiare male, che sembro gonfia, che ho i peli da fare dai polpacci e  gli ricordo Cabrini."-

-"Lui a te?"-

- "Si cazzo - che sei sorda?"-

-"E quindi? Cioè -tu gli credi?"-

-"Lui ha la mania delle magre…"-

-"Embè? che vuole? - Cazzo! "- Che coglioni gli uomini - restano coglioni anche quando diventano padri- bleah-

-Mi ha detto che mi da' 50 mila lire per ogni chilo che perdo-

-Cosaaa?-

Silenzio fondo come la notte.

-Cosa hai detto? -

-Sì, così.-

-E quanti chili sarebbero?-

-Non so, 500 mila lire-

Cala la notte. In silenzioso rispetto.

Noi per primi, io e Freud, siamo silenziosi e,  seppur tormentati, muti come mosche.

Per Zoe- Su una busta con i cuori.

"Dopo ieri sera ci ho pensato tanto. Non dar retta a quel pennuto senza spina dorsale. Tuo padre é un'emerita merda. Sei bella - non farti fare questo. E ricordati che a Natale, se ti mollano ancora -sei da noi.

Zoe- abbi cura tu di te se non l'hanno gli altri- Io ne ho ma ho paura non basti.

Ti abbraccio forte come quando il mare si increspa e poi si arrabbia e non ce la fa più.

Stringe a sé ogni onda; e di loro -  e di lui - ne fa una cosa sola.

Tua Laura.

Per Laura - in una busta con le stelle.

Laura, l'amore - lo dicevi tu, seduta su quei coppi come dopo anni di vietnam -finisce per schifarti quasi quanto

l'odio.

Quasi quanto la guerra, quasi quanto cane morto che nessuno ha spostato da quel luogo d'asfalto dove la

falciaumana l'ha tradito.

Fanali puntati.

Le ruote stridono.

Stridono come le parole

come le illusioni

come le ragazzine che una sera si rendono conto che non é tutto lì.

Non esiste solo quel balletto disordinato che fa incetta di emozioni.

Non esiste l'amore solo quello dei baci- esiste anche quello di un padre, di una madre.

Esiste un amore che non é un destino, ma un diritto.

Ringraziamo il pubblico,

ringraziamo noi stessi perché arriva una notte, una notte in cui ti ubriachi per non pensare, per anestetizzare il

dolore, il malessere, quel gruppetto di bulli che sono tutti gli abbandoni, tutti quei potenziali vicini di cuore che

vicini non sono diventati mai.

E lo zucchero, se lo devi chiedere, non bussi a nessuna porta.

Ringraziamola questa vita durissima che una sera ti presenta il conto e tu non hai una lira, ma pagherai.

Grazie a quel Dio che ogni volta che lo prego mi ignora, mi insulta, mi sfida e guardandomi come un

forsennato mi domanda -quanto reggerai ancora? - non ne hai mai abbastanza tu?

Ne ho abbastanza, buon Dio, chiunque tu sia.

Così grido a me stessa Zoe!

Guardami, Zoe.

E mi guardo allo specchio con la grinta che mi pietrifica gli occhi e fissando le mie stesse pupille io ripeto fino

all'infinito: sono il coltelllo che non hai, le unghie che non sai tirar fuori, il maculato di una tigre che ucciderà

chiunque solo provi a sfiorarti come non meriti.

Io a me.

Io sono Zoe.

E Zoe  l'unico essere al mondo che  si occupa di me.

Tranne te.

Tvb Laura mia.

Zoe.

(Barbara Marin)

marinforreply@gmail.com

La fotografia usata in questo blog appartiene a Monica Cordiviola, che ha  gratuitamente e gentilmente concesso  a Barbara Marin di usarla in questa occasione e rimane di proprieta' esclusiva dell'Autrice dello scatto.

Vietato ogni uso improprio

 

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