Conversation Piece, Part V in mostra a Roma

Scritto da Silvana Lazzarino il 21 Marzo 2019 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Nella mostra aperta fino al 24 marzo 2019 “CONVERSATION PIECE Non vi è più bellezza se non nella lotta” il dialogo esistenziale ed uno sguardo tra intimo e sociale con opere site specific realizzate da giovani autori di fama internazionale che spaziano dal  digitale alla performance, dalla scultura alla video installazione

Uno sguardo atto a monitorare lo scenario dell’arte contemporanea facendo riferimento all’attività delle Accademie ed istituti di cultura stranieri a Roma è quello proposto dalla Fondazione Memmo dando spazio al lavoro di giovani artisti provenienti da tutto il mondo che proprio presso queste istituzioni approfondiscono e completano la loro formazione. Si tratta del progetto “Conversation Piece Part V” ancora visibile fino al 24 marzo a Roma alla Fondazione Memmo (Via Fontanella Borghese, 56) che mette in campo una mostra a cura di Marcello Smarreli, con protagonisti quattro artisti: Rebecca Digne (borsista presso l’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici), Invernomuto (Cy Twombly Italian Fellow in Visual Arts presso l’American Academy in Rome), Julian Rosefeldt (borsista presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo) e Marinella Senatore.

Marinella Senatore (Cava de’ Tirreni - Italia, 1977) nella sua opera intreccia pittura, video e installazioni, raccontando storia, cultura e strutture sociali. All’interno del palazzo un gruppo di suoi lavori ripercorrono le fasi più significative della sua produzione artistica in cui viene sottolineato l’aspetto vitale insito nell’uomo, necessario per sostenere le proprie ideologie, con riferimenti al concetto di lotta e rivoluzione come partecipazione popolare verso il cambiamento. Scontro e rivoluzione per il cambiamento espressi con stendardi da processione rivisitati in chiave contemporanea, striscioni con frasi ad effetto che invitano a lottare e poi i poster.

Julian Rosefeldt (Monaco di Baviera- Germania, 1965) interessato in particolare alle immagini in movimento legate a film e video accuratamente orchestrate, presenta imponenti installazioni video con riferimenti alla storia del cinema e della tradizione popolare per aprire lo sguardo a contesti surreali e seducenti. Affiora nei suoi lavori il concetto di uguaglianza e dignità della persona a prescindere dalla razza, religione, sesso, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali – valori considerati come garantiti nella civiltà occidentale, ma che oggi sempre più vengono messi in dubbio dai movimenti populistici in tutto il mondo.

Il duo Invernomuto formato da Simone Bertuzzi (Piacenza - Italia, 1983) e Simone Trabucchi (Piacenza - Italia, 1982) attraverso pratiche e media diversi, in particolare legati alle immagini in movimento e al suono,  indaga universi sottoculturali nel tentativo di accostarsi con uno sguardo “laterale” e inaspettato a tradizioni orali e mitologie contemporanee. La loro graphic novel quale “manifesto” personale sul culto Rastafari in Jamaica dove sono stati per le riprese di un loro progetto, stampata in migliaia di copie viene distribuita su una fanzine sorta di almanacco o abbecedario,. Emerge qui come l’inautenticità dei materiali utilizzati rappresenti il carattere fittizio delle mistificazioni cui si spirano.

Più rivolto alla sfera intima e personale è il messaggio che traspare dal lavoro di Rebecca Digne (Marsiglia - Francia, 1982)  la cui ricerca si sofferma in particolare sulle immagini in movimento restituendo un’idea di temporalità indefinita.  Accanto al video “Tracer le vide” presenta una serie di undici sculture della serie “A perdere”. Alternando immagini a colori e in bianco e nero nel video viene mostrato un gruppo di persone alle prese con il gesto ciclico di annodare delle corde lungo la costa che va da Napoli a Marsiglia (luoghi cui è legata l’infanzia dell’artista) quasi un desiderio di collegare le due città, disegnando paesaggi e confini sia mentali sia fisici. Le sculture suggeriscono una costellazione di figure architettoniche astratte riferite al motivo della trasformazione e della precarietà: sono infatti il risultato di una tecnica che risale alle origini della scultura, la fusione a cera persa, dove la cera evaporando lascia progressivamente spazio al metallo. Nel passaggio da cera a metallo Rebecca Digne suggerisce la perdita della forma originale ad indicare una metafora del cambiamento riferito al carattere transitorio e precario delle esistenze.

Silvana Lazzarino

 

Conversation Piece,  Part V

Curatore: Marcello Smarrelli

Assistente curatore: Saverio Verini

Fondazione Memmo,

Via Fontanella Borghese 56/b, 00186 Roma

Ultimi giorni  fino al 24 marzo 2019

Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso)

Per informazioni: nfo@fondazionememmo.it