ATTO VANDALICO SU UNA PIETRA D’INCIAMPO

Scritto da Silvana Lazzarino il 30 Maggio 2019 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

A ROMA, LA SCORSA NOTTE ATTO VANDALICO A VIA DELLA REGINELLA 10 SU UNA PIETRA D’INCIAMPO

LAssociazione “Arte in Memoria”, promotrice del progetto “Memorie d’inciampo” denuncia questo ennesimo atto di dissacrazione della memoria delle vittime della deportazione nazi-fascista.

Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, in via della Reginella 10, su una pietra d'inciampo è stata attaccata una scritta in tedesco per ricordare che: “L’assassino torna sempre sul luogo del delitto”.

Si tratta della vendetta vigliacca e impotente alla straordinaria mobilitazione che solo una settimana fa ha visto centinaia di studenti mobilitati per “spolverare la memoria” lucidando le 288 pietre d'inciampo distribuite nei diversi municipi della città, una iniziativa promossa dall’Ambasciata tedesca e dall’Associazione “Arte in memoria”. La pietra d’inciampo rappresenta il simbolo artistico teso a ricordare quanti scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste tra ebrei, politici, militari. A dare forma a questo simbolo è stato l’artista tedesco Gunter Demnig che a partire dal 1995 a Colonia iniziò a realizzare incisioni su una sorta di sampietrini -  dette Stolpersteine pietre “d’inciampo” per immortalare i nomi di quanti furono deportati a Auschwitz: una straordinaria mappa della memoria europea che anno dopo anno si è estesa raggiungendo in tutta Europa oltre 75.000 pietre in 21 Paesi. Nella loro totalità esse costituiscono il maggior monumento diffuso nel mondo per la memoria delle vittime del nazionalsocialismo. 

Opere antimonumentali, ma tese a mantenere viva la memoria le “pietre d’inciampo” sono state installate in zone residenziali, sui marciapiedi  prospicenti la casa in cui hanno vissuto i deportati. Le “pietre d’inciampo”, sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (10x10) presentano incise sulla superficie superiore di ottone lucente: nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, nel caso si conosca, anche la data di morte. 
L’inciampo vuole essere un simbolo visivo e mentale invitando chi passa ad interrogarsi su quella diversità e gli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e in quel preciso giorno, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità, perché la stessa memoria deve diventare parte integrante della vita quotidiana.

Silvana Lazzarino