Il VIncitore del REFLEX DAY : Giorgio Bianchi

Scritto da Occhio dell'Arte il 05 Settembre 2013 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

REFLEX DAY - LETTURA NAZIONALE PORTFOLI

All'interno del NettunoPhotoFestival edizione 2013

http://www.occhiodellarte.org/show_event.php?event=53


Vincitore all'unanimita': GIORGIO BIANCHI

"Et lux in Tenebris lucet"

Per la capacita' di costruire una storia con un reportage caratterizzato da una forte sensibilita' compositiva che entra in relazione con le tematiche e i soggetti fotografati


DOMANDA:  Chi e' Giorgio Bianchi e quando nasce come fotografo di reportage? 

Giorgio Bianchi:

Giorgio Bianchi nasce come fotografo paesaggista circa 25 anni fa. Avendo imparato i rudimenti della tecnica fotografica attraverso i mitici tre libri di Ansel Adams non potevo non iniziare dai paesaggi in bianco e nero. Successivamente, avendo preso l' abitudine di recarmi nelle librerie romane per consultare i libri fotografici, sono entrato in contatto con la fotografia documentaristica. Su tutti il mio modo di fotografare è stato Influenzato per quanto riguarda il colore da McCurry mentre per il bianco e nero da Koudelka, Pellegrin e Raghu Raj. Attualmente trovo fantastici i lavori di Gianni Cipriano che ha portato in Italia lo stile dei nuovi reportagisti americani. Le immagini dei maestri sopracitati hanno, negli anni a venire, letteralmente colonizzato il mio immaginario, al punto che ho iniziato sempre di più ad avere l'esigenza di visitare quei luoghi. Ai miei occhi le città dei paesi in via di sviluppo cominciavano sempre di più ad apparire come un laboratorio a cielo aperto, ovvero come luoghi nei quali i processi che da noi si erano compiuti 40/50 anni fa erano ancora in divenire. Allora mi sono detto che forse, anche se quasi fuori tempo massimo, era ancora possibile osservare quelle trasformazioni che avevano caratterizzato la nostra società, quei cambiamenti antropologici che intellettuali come Pasolini avevano ben descritto ma che io non avevo potuto osservare in prima persona. Mosso da questo spirito ho lasciato il "posto fisso" che avevo in ospedale ed ho iniziato un lungo viaggio attraverso il Sud-Est asiatico che mi ha tenuto 7 mesi lontano da casa e mi ha consentito di visitare paesi quali Birmania, Cambogia, Laos, Vietnam, India e Nepal. La fotografia è allora divenuta per me uno strumento di indagine tramite il quale poter osservare i processi fondamentali che guidano l'evoluzione delle società.

DOMANDA: Qual e' l'attrezzatura preferita con cui ami andare in giro per il mondo?

GB:

I lunghi spostamenti spesso con mezzi di fortuna ma anche le politiche delle compagnie low-cost obbligano sempre di più il fotografo reportagista a rivedere al ribasso la mole di attrezzatura da portare con sè. Ogni obiettivo in più nello zaino è un peso in più da trasportare nell' arco della giornata, nonchcè un bene in più da sorvegliare. Pertanto la scelta si riduce ad un corpo macchina, due zoom (24-70 f 2,8 e 70-200 f 2,8), un duplicatore di focale e l' immancabile 50mm f 1,4. La mia idea è quella di raggiungere un tale livello di disciplina operativa da potermi muovere soltanto con un corpo macchina armato del 50mm, un pò come lavora il grande reportagista francese Jerome Delay. Questo approccio comporterebbe un minore stress dovuto alla custodia ed al trasporto del materiale ma soprattutto un approccio più spontaneo con i soggetti da ritrarre. Come diceva qualcuno lo zoom del fotografo sono le gambe.

DOMANDA:  Il momento fotografico finora vissuto a cui sei piu' legato affettivamente?

GB:

Sicuramente il documentare un sacrificio animale offerto alla dea Kali in Nepal. E' stato un qualcosa di talmente distante che ancora oggi fatico a credere sia avvenuto realmente. Tutto quel sangue, quei gesti antichi violenti ma non crudeli, sono cose che difficilmente si possono dimenticare.

DOMANDA:  Quali sono i tuoi sogni finora andati delusi e le tue aspirazioni ancora da realizzare?

GB:

La delusione è quella dovuta alla consapevolezza che certe identità culturali si vanno via via affievolendo verso l' omologazione al modello occidentale; le città si fanno sempre più simili e anno dopo anno è sempre più difficile trovare popolazioni con un guardaroba privo di almeno di un paio di blue jeans. La mia aspirazione è quella di passare sempre meno tempo a Roma e sempre più tempo in giro per il mondo.

DOMANDA:  Come ti vedi tra dieci anni?

GB:

A fotografare sempre meno matrimoni e sempre più reportage

 

Grazie, Giorgio: l'Occhio dell'Arte ti augura un sincero "in bocca al lupo" per la tua carriera, che siamo certi sara' longeva e piena di grandi successi!

Lo Staff