Marco Betti

Scritto da Occhio dell'Arte il 26 Aprile 2014 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Marco Betti parla in prima persona: 

"Sono nato a Roma il 9 Dicembre 1961, vivo e lavoro a Parma. Autodidatta, ho frequentato alcuni workshop di fotografia. Sono da sempre appassionato di arti figurative e ho iniziato a fotografare in maniera più consapevole dal 2010 concentrando il mio lavoro sui ritratti in bianco e nero per passare dal 2013 all'uso intensivo del colore e allo sviluppo di progetti fotografici. Faccio parte di Quelli di Franco Fontana e con loro ho esposto in due mostre collettive: Photissima Torino Novembre 2013 e Pavullo nel Frignano Aprile 2014. Sarò presente a Fotografia Europea Circuito OFF Maggio 2014".

BODIES è il risultato di un suo  lavoro sulla figura umana realizzato nel corso dell'Estate 2013 e volto alla ricerca dell'espressione "oltre il viso".

 

BODIES - L'ESPRESSIONE OLTRE IL VISO

di Marco Betti

Vedere al di là di quello che siamo abituati a vedere e di quello che ci hanno condizionato a vedere e a considerare bello e desiderabile… Questa è l’idea alla base del progetto ‘Bodies’; una sollecitazione concreta all’apertura verso un ‘altro bello’ correntemente e prevalentemente non apprezzato. Il corpo veramente umano e non solo la proiezione di una estetica imperante; non una protesta ma lo stimolo ad una riflessione su come siamo e sulla nostra unicità ed originale complessità. La verità di un corpo è totale!

(Marco Betti)

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Il mito del corpo, l’ identificazione con l’immagine e l’apparire della attuale società nella perfetta forma fisica della velina. Eccolo qua.

In realtà Marco Betti compie un’operazione intelligente, non solo ironica, ma direi antropologica, “neo…neorealista”, più vicina al vero che all’immaginario televisivo e di copertina.

 Questi corpi di tutti i giorni si inseriscono perfettamente nell’immagine da spiaggia che nella fotografia italiana è un chiaro topos.

Il taglio particolare che esclude gli estremi dona una valenza universale che, se da una parte ricorda la  scultura classica, dall’altra riconduce alle forme come Moore, alla demitizzazione di Martin Parr . E’ una diversa visione della materia, del corpo: un plasticismo volutamente segnato e ingombrante, più umano che riconduce anche alla rappresentazione del corpo prima che divenisse un valore totalmente estetico. Una foto che non si compiace e che fa pensare.

(Luigi Erba)