Dario Apostoli

Scritto da Occhio dell'Arte il 26 Aprile 2014 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Dario Apostoli nasce a Berna nel 1970. Sin da ragazzo si dedica alla fotografia occupandosi personalmente di sviluppo e stampa. Partecipa a numerosi corsi e workshop affinando la sua conoscenza delle tecniche e della storia della fotografia italiana e internazionale.  Fra i vari corsi: sistema zonale e stampa Fine-Art b/n con Alberto Furlani; seminario sui beni culturali legati al territorio Sardegna con Salvatore Ligios; istant workshop con Maurizio Galimberti; colore e creatività con Franco Fontana. Ha partecipato a numerose mostre e proiezioni sia personali che collettive. Insegna fotografia in corsi per enti pubblici e privati. E’ stato selezionato tra undici fotografi Italiani per Pavullo Estate Fotografica 2004. Hanno scritto di lui: Paolo Donini, Silvia Ferrari, Michele Fuoco, Luigi Erba, Daniele Bondi, Silvano Bicocchi, Alessandro Grandesso, Mathilde Blottière(Télérama), Istituto Culturale Italiano di Parigi.

Nel 2008 è stato selezionato per il concorso fotografico Europeo “Tempo Vuoto”.

Dal 2008, sperimenta il cinema filmando alcuni cortometraggi con il suo telefono cellulare. Nel 2009, il suo film Notturno viene selezionato per la competizione ufficiale del Festival Pocket Films a Parigi, mentre un suo altro cortometraggio Rimini, è proiettato accanto ai film di: Katherin McInnis, Raphaël Maze, Alain Fleisher, nell’ambito del programma sperimentale sullo studio del movimento.

Si presenta per l’edizione del Festival Pocket Film 2010 con un’istallazione ispirata ai suoi cortometraggi: Pocket Horror, che mette avanti l’estetica del film horror. Partecipa a diversi workshop sul cinema e documentario, fra i vari docenti: Pietro Albino di Pasquale, Stefano Cattini, Marco Parollo, Tania Pedroni. Nel 2012 ha ideato Multimedia Exhibition, un progetto curato con Paolo Donini. La mostra, concepita come macroinstallazione racconta la nuova frontiera del linguaggio contemporaneo (pocket film o film tascabile) in cui 14 artisti internazionali interpretano il tema dell'impermanenza umana e materiale, attraverso immagini catturate dal più comune e diffuso oggetto della tecnologia. Nello stesso anno realizza il nuovo pocket film sperimentale dal titolo Laudomia.

Per informazioni:
info@darioapostoli.com
darioav70@libero.it
tel. +39 333 2965720
 
 
Morfeo  (Il tempo è senza tempo)  
di Dario Apostoli            
 
Un piccolo aneddoto
Durante una giornata di corso a Massa Marittima, Franco Fontana fece vedere a me e agli altri corsisti una sua fotografia molto nota che fa parte della raccolta “Garage”, fu anche la copertina di un disco di Ivano Fossati “Le città di frontiera”. In seguito Fontana ci chiese di dare un titolo a quell’immagine. Non avevo la minima idea di cosa avesse in serbo per noi, ma ciò nonostante cominciai a elaborare le sensazioni che quella figura mi restituiva. I messaggi che nell’immediato percepivo erano: riposo, sogno; vedevo il telo come confine duale o soglia che separa la veglia dal sonno. 
E’ straordinario come Fontana riesca a fornire gli strumenti necessari per “scavare” dentro di se facendo emergere, come cita il maestro, l’ignoto. 
 
Anche se Morfeo non compare esplicitamente in forme umane nella (mia) rappresentazione fotografica, ci sono indizi del sonno che ricoprono e pervadono ogni sembianza apparentemente dormiente. Queste tracce, riconducono ad un immaginario ed inconscio letargo o sorta di catalessi, raccontano la vita che cade in latenza ed il sonno diviene un processo di trasformazione, di rinnovamento. E’ un viaggio attraverso i confini nei quali la lettura di indizi reali si mescola con l’immaginario in cui il limite della ragione entra in relazione con l’inconscio. 
Non v’è punto di arrivo o di partenza, ma di transito dove non v’è memoria né oblio, verità o menzogna, ma il sonno eterno e la quiescenza si somigliano. Morfeo è il telo, ovvero la porta fra il razionale e l’inconscio. Un sipario che cala sulla visione ordinaria del mondo ma che contemporaneamente ne apre un altro in una dimensione immaginaria. 
“Tutto intorno giacciono alla rinfusa, negli aspetti più diversi, le chimere dei Sogni […]”
 
Il tempo è senza tempo.
“Non si ode suono di fiere o di armenti, non di rami mossi da un alito di vento, non si ode alterco di voci umane.
Vi domina il silenzio e quiete. […] Davanti all'ingresso dell'antro fiorisce un mare di papaveri e un'infinità di erbe, dalla cui linfa l'umida Notte attinge il sopore per spargerlo sulle terre immerse nel buio.” 
 
“Sonno, quiete d'ogni cosa, Sonno, dolcissimo fra i numi, pace dell'animo, che disperdi gli affanni e rianimi i corpi oppressi dal lavoro e li ritempri per nuove fatiche, ordina a un Sogno, che sappia imitare forme vere, di recarsi a Trachine, la città di Ercole, e presentarsi ad Alcione con le sembianze di Ceice, come appare un naufrago.”                                                                   
Ovidio “Metamorfosi”

                                                                                                                                                            
N.B: Normalmente il sonno è una funzione biologica atta a riequilibrare l’energia del corpo, si manifesta quindi in modo temporaneo durante il quale si sogna. La morte (spesso considerata negativa dalla cultura occidentale in quanto tradotta in assenza di vita) è un sonno prolungato, vita latente in cui (secondo le culture) non v’è memoria di esperienze passate.
5 ottobre 2013
Dario Apostoli
 
 
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C’è sempre un’enorme distanza tra quello che si vede e ciò che c’è oltre e la fotografia, la quale paradossalmente nasce dal contatto diretto con le cose…l’interfuit di Barthes. Dario Apostoli ci porta in quel confine-limite tra il sogno e la soglia della fisicità- materialità. Il suo Morfeo che scrive attraverso una fotografia quasi monocroma è abbandono, oblio, ma anche antro di una conoscenza che avviene proprio nel manifestarsi del sonno. Un ambiente poco riconoscibile, fatto di segni, poche luci, grandi ombre. Uno spazio di visibile invisibile, dove ovviamente il personaggio totalizzante è l’affiorare dell’inconscio. Tutto è passaggio, un transito come ci dice, ma la magia di queste opere è che ci introducono in una dimensione di instabilità, dove però paradossalmente” il tempo è senza tempo”.                                                                                              
(Luigi Erba, 22 ottobre 2013)
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