Michela Petti

Scritto da Occhio dell'Arte il 27 Aprile 2014 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Michela Petti nasce a Roma 28 anni fa. Laureata in Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli di Roma, ha da sempre due grandi passioni: la fotografia e il giornalismo. Ha collaborato dapprima con il quotidiano “Italia Sera” e poi con la rivista giuridica “Nova Itinera”. Durante gli studi universitari frequenta il workshop fotografico del Maestro Franco Fontana e da lì scopre un nuovo modo di fotografare: non più solo fermare un ricordo in un’immagine, ma svelare una parte di sé, un modo di descriversi e descrivere la realtà che la circonda. 

Dopo il workshop entra a far parte del gruppo di fotografi “Quelli di Franco Fontana”.

A Torino ha partecipato alla mostra “Quelli di Franco Fontana”, organizzata in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi, presso il Mausoleo della Bela Rosin. Nel novembre 2013, sempre a Torino, espone il suo lavoro “Luce” a Photissima Art Fair.

Lo scorso aprile ha partecipato alla collettiva “Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana”, presso il Palazzo Ducale di Pavullo (MO).

Nel corso degli ultimi anni ha inoltre esposto alcune delle sue opere in alcuni locali della Capitale.

Un suo scatto è arrivato in finale al concorso fotografico “Paparazzo 2013” dell’Amarcort Film Festival di Rimini.

 

Per informazioni:

petti.michela@gmail.com

www.flickr.com/photos/michelapetti/

 

 

Luce

di Michela Petti

“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. (L. Cohen)

Da qualche parte ho letto questa frase che mi piace citare perché rappresenta con semplicità il mio lavoro “Luce”. Il progetto Luce nasce per caso, una mattina di un piovoso novembre. Mi ero appena svegliata quando  rimasi colpita degli straordinari giochi di luce sulla parete della camera. 

Attraverso le fessure delle serrande la luce filtrava sulle pareti domestiche ed illuminava gli oggetti quotidiani. Era la stessa luce che ogni giorno entrava in casa e colpiva i mobili, il letto, il tavolo, il pavimento, ma non l’avevo mai “vista”. Quel giorno, per la prima volta, ho “visto” quella luce e l’ho fotografata, fermando in uno scatto qualcosa di ineffabile e mutevole. C’è qualcosa di caldo e rassicurante nella luce, ma c’è anche qualcosa di misterioso che ha il potere di plasmare gli oggetti e, al tempo stesso, nascondere e rivelare.

 

Testo critico di Luigi Erba

Non occorre cercare l’infinito nell’infinito stesso. Il mondo può essere in un oggetto, tanto più in una casa, nell’ambiente quotidiano, nelle cose che tocchi tutti i giorni. Michela Petti isola tali scorci in frammenti di luce e materia, di ombre che plasmano questi micro interni a seconda delle ore del giorno. E’ così che le porzioni di finestre, quadri, porte, coperte hanno in sé un qualche cosa inafferrabile, di transeunte. Gli oggetti, nel suo lavoro, non vengono quasi mai decontestualizzati, portati verso un’astrazione, ma mantengono la loro riconoscibilità e funzione. Sono arredi necessari alla vita quotidiana, però ci fanno sognare con il loro calore e colore.